Il Quarto Rintocco-Capitolo 6: Discesa

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Da alcuni si riversava fuori una fiumana variegata e rumorosa: Zauniti eccitati, emersi finalmente nella Città Alta dagli abissi chimici.Una ben più piccola e silenziosa folla viaggiava nella direzione opposta. Sona si inserì dietro una donna dall'aspetto rassegnato e lo sguardo basso sul terreno, che avanza meccanicamente al muoversi della fila come un carillon da troppo tempo non caricato. Ben presto attraversò le fauci spalancate del veicolo. Non essendovi sedili, Sona si posizionò vicino alle porte, stringendo una delle maniglia che emergevano dal guscio del discensore. Quando finalmente il mezzo iniziò la sua discesa lo fece con un boato e un ruggito, seguito da un violento stridore e da un accelerazione che quasi separò la donna dal pavimento, causando un moto di ilarità tra i passeggeri usuali. Una volta stabilizzato il frastuono fu sostituito dal lento macinare degli ingranaggi, i fischi delle valvole e la disordinata ma pacifica armonia delle corde trainanti, che lentamente si facevano strada nel vuoto della Frontiera. Occasionali sprazzi di nebbia multicolore e gocce di verde dalle coltivazioni sospese spezzavano il buio, accompagnando quell'onirica discesa nell'abisso. La musa si strinse nella sciarpa, concentrandosi sull'eco che l'aveva guidata fin lì: la flebile traccia proveniva dal basso, dallo spazio fremente, caotico e labirintico tra le due città. _E' vicino. Molto vicino, forse in questo stesso livello. Da questa distanza non vi è modo che mi sfugga. Dopo averlo trovato..._ Sona si ritrovò ad esitare. Non sarebbe stata la prima volta che avesse posto fine alla vita di un uomo. Ma quelle rare occasioni in cui aveva dovuto incanalare i suoi poteri più bui, quando l'etwhal aveva snudato le sue fauci per proteggerla, era sempre stato in risposta ad un immediato pericolo. I ricordi la fecero rabbrividire, sia per i terribili eventi che l'avevano spinta oltre l'orlo, che per le lunghe notti costellati da incubi che avevano seguito quegli eventi. Uccidere un uomo a sangue freddo sarebbe stata un'impresa ben diversa. _Può davvero definirsi ancora un uomo, considerato quello che ha fatto?_ "Livello Entresol" scandì una voce meccanica dagli altoparlanti. _E' irrilevante. Deve essere fermato, prima che uccida qualcun'altro. Che tormenti qualcun'altro. Se non posso renderlo innocuo, sarò costretta a..._ Il cuore di Sona si fermò per un istante. Il fiato le morì nei polmoni, lasciandola per un singolo istante in un immobile silenzio. L'eco della traccia era _esploso_, trasformandosi in una sinfonia a pieno volume che aveva reclamato ogni suo senso. Il suo ritmo cardiaco riprese a battere, un tamburo furioso e selvaggio. Sona sforzò ogni fibra del suo essere per riprendere il controllo, per quietare quell'istinto primordiale che stava gridando, a piena voce, _pericolo._ Riprese le redini e silenziò il coro, riducendolo ad un singolo filamento. Freneticamente, il suo sguardo vagliò i passeggeri appena entrati. Un operaio affranto, sporco di fuliggine; una signora anziana, piegata sotto il peso di uno zaino troppo grande per lei; un uomo elegante,alto e confidente, poggiato contro... _Lui._ Non vi era dubbio alcuno. L'eco e la sinfonia stessa si sincronizzarono, abbracciandosi come gemelli a lungo separati, fondendosi in un'unica melodia. Sona inghiottì l'esitazione e la paura, rinchiuse ogni possibili nel fondo della sua mente, e gettò via il berretto. Sona Buvelle inspirò profondamente ed estese le mani. Un'istante dopo, come un dettaglio aggiunto da uno scrittore indeciso ad una storia già compiuta, l'etwhal apparve sotto le sue dita. _Il concerto ha inizio._ **_ {{champion:202}} **L'Artista: 9:45, Discensore per Zaun, Livello Entresol, La Frontiera**{{champion:202}} _Questa città è un tale, perfetto esempio della natura umana. Splendide torri d'avorio costruite su fondamenta di follia e degrado._ Khada Jhin aveva costruito la sua fama tra le montagne e le coste di Ionia, ma la deliziosa ironia delle città gemelle aveva stimolato nuovi picchi nella sua arte. Al termine di quell'opera avrebbe studiato come fondere la dicotomia di Piltover e Zaun nella armonie del continente orientale, ed il suo lavoro si sarebbe elevato a nuovi, inesplorati picchi. Ah, poteva quasi assaporare la sua prossima, deliziosa evoluzione! _No, no. Non posso permettermi di pensare al futuro, quando il presente richiede ogni atomo della mia attenzione. Il prossimo capolavoro avverrà quando..._ Il filo dei suoi pensieri fu interrotto da una serie di fastidiosi gridolini sconnessi. Jhin si voltò, sforandosi per non fare affiorare il suo fastidio sulla maschera di pelle, e vide la piccola folla dividersi in due in un coro eccitato; al centro del vuoto lasciato, un'esile donna , il volto pallido incoronato da una lunga chioma azzurra... _Sona! Sona Buvelle!_ Era mai possibile una coincidenza simile? L'assurdità della situazione lo pietrificò sul posto. Un milione di pensieri ronzanti invasero la mente dell'artista. La donna era lì, davanti a lui! La tela su cui avrebbe dipinto la sua magnum opus, la protagonista della spettacolo su scala mondiale che aveva preparato per lei! Ma era presto, troppo presto. Il palcoscenico non era ancora stato preparato, il pubblico non aveva la giusta disposizione. Non poteva permettere all'impazienza di rovinare il lavoro della sua vita. No, soppresse il movimento istintivo verso l'arma alla sua cintola, ben nascosta. Doveva mantenere la calma ed il travestimento, limitarsi a lasciare che quell'occasione passasse oltre lui per raccoglierne in futuro i frutti. Fece un passo a sinistra, per svanire nel coro. E cadde in ginocchio, senza fiato. _Cosa?_ Un'onda, una vibrazione fantasma lo colpì di nuovo, schiacciando i suoi polmoni. Ed un'altra, ancora più forte, contorse i suoi intestini. Jhin alzò lo sguardo. Dietro il suo delicato strumento a corde, _apparso dal nulla_, la musa appariva posseduta. Gli occhi semichiusi, brucianti della fredda fiamma della decisione, le dita in movimento frenetico sulle corde. Il discensore si riempì di una musica veloce e violenta. Ad ogni scala, ogni istante del crescendo, le ossa dell'artista vibravano in agonia. _Non è possibile. Non è possibile!_ Combattendo contro il dolore bruciante Jhin si alzò in piedi, estraendo Whisper e puntandola verso la musicista. Per un attimo, l'atroce musica si interruppe. La musa incontrò il suo sguardo, ed un silenzioso interrogativo volò nell'aria. "Ha un'arma!" gli insignificanti osservatori si gettarono sulle pareti, gridando e disperandosi. Sona continuò a fissarlo, ma in quello sguardo Jhin non lesse né panico né terrore. Solo aspettativa. _No, non posso toccarla. Non ora. Rovinerei tutto!_ Jhin abbassò la pistola, puntando alle gambe della donna. **_ {{champion:37}} **La Musa: 9:46, Discensore per Zaun, Livello Entresol, La Frontiera ** {{champion:37}} Era tutto ciò che Sona stava aspettando. Si era affidata ad una folla teoria, scommettendo tutto sul dettaglio che le era sembrato tanto importante. _Non vuole ancora uccidermi. Non è ancora il momento per me. _ Harolf Magnusson si sarebbe dovuto esibire prima di lei, quella notte. La prossima era una pianista noxiana, Matilda Malindari. Sona Buvelle era stata scelta per chiudere il concerto. Il gran finale. _Sta seguendo l'ordine del concerto. Per questo ha lasciato vivere le due agenti._ Rivitalizzata, quasi euforica, sfiorò un'altra corda. L'etwhal bramava sangue, e questa volta Sona era disposta ad accontentarlo. La nota esplose, ruggendo nell'aria e entrando nel corpo dell'assassino. Sona lo vide esitare, piegarsi sulle ginocchia. Un colpo esplose dalla sua pistola, uno strumento raffinato ben diverso da una cruda arma a polvere, diretto verso la musa. Il proiettile incontrò una resistenza crescente, l'atmosfera indurita dalla sinfonia protettiva che aveva intessuto in pochi istanti. Lampi smeraldini illuminarono il discensore, ed il metallo cedette al suono, cadendo a terra inerme. Sona avanzò, seguendo il fluttuare sanguinario dell'etwhal. Intrecciò una nuova scala, questa volta non alta e dolorosa, ma bassa e tetra, diretta al cuore dell'uomo. La traccia che l'aveva condotta fin lì iniziò a distorcersi, agonizzando mentre veniva divorata dalla nuova sinfonia. La sensazione era abominevole: Sona percepiva ogni sussulto, ogni particella di dolore che stava infliggendo, come se stesse immergendo le sue mani nella cassa toracica dell'assassino per stringere il suo cuore pulsante. Un conato di nausea quasi le fece perdere la concentrazione, prima di venire ricacciato in fondo alla gola. Lacrime apparvero al limite della sua visione, come le prime stelle dopo il tramonto.. Sona non avrebbe saputo dire se fossero di tristezza o rabbia. Poi, contro ogni logica, contro ogni possibilità, l'uomo si alzò. Il suo volto si era sciolto come un acquerello, rivelando una maschera d'avorio. Puntò nuovamente la sua arma, ma non contro di lei. _Non osare!_ Sona alterò la melodia, sacrificando la volontà omicida dell'etwhal per un'ode di protezione, schermando i tremanti presenti. _Non ti permetterò di toccarli._ **_ {{champion:202}} **L'Artista: 9:47, Discensore per Zaun, Livello Entresol, La Frontiera**{{champion:202}} Era tutto ciò che Jhin stava aspettando. Per un benedetto istante la sua mente e il suo corpo furono liberi dal dolore, il suo cuore riprese a battere. _Può vedermi, può trovarmi. Può uccidermi._ Un'istinto profondo si risvegliò in Jhin. Doveva vivere. Non per il banale, disgustoso desiderio di autoconservazione che guidava la vita di animali e sempliciotti. Ma per la sua arte, il suo capolavoro incompleto. Morire lì sarebbe stata una blasfemia, un affronto inconcepibile. Sparò tre colpi in rapida successione. Non verso la musa, che aveva dimostrato l'incredibile capacità di fermare il suo proiettile, né verso le irrilevanti comparse; dietro di sì, contro la parete di vetro del discensore, la barriera che lo separava da una disperata fuga. Il vetro si incrinò, incapace di opporsi alla volontà di Whisper. Un vento tossico, contaminato iniziò a spirare nella larga crepa che si andava formando. _Il fato non permetterà che il suo strumento cada ora. Lo spettacolo deve essere completato per mano mia._ "Addio, mia dolce musa!" ruggì. "Non è ancora il tuo atto, mia cara!" _Uno._ Ripose la pistola, correndo verso lo squarcio. _Due._ Si coprì il volto con le braccia, attraverso una tempesta di schegge. _Tre._ Si oppose ad un ultima vibrazione, proveniente senza dubbio alcuno dallo strumento della musa, che tentò di congelare i suoi muscoli e interrompere il suo slancio. _Quattro._ Con un sovraumano sforzo si gettò oltre il baratro, ridendo follemente mentre un milione di particelle di vetro artigliavano la sua pelle. Flettè i muscoli, e fu nel vuoto. **_ {{champion:37}} **La Musa: 9:47, Discensore per Zaun, Livello Entresol, La Frontiera ** {{champion:37}} _E' folle. Completamente folle._ Sona accorse verso una ragazzina, undici anni al massimo, piangente e rannicchiata sul freddo pavimento metallico. Il vetro le aveva lasciato lunghi squarci nel volto nella schiena, passando attraverso i suoi modesti vestiti come un coltello trasparente. La musa si chinò, flettendo le dita e iniziando il suo trattamento, una sinfonia rassicurante e allegra, che avrebbe non placato il dolore e calmato gli spiriti. Il discensore si era ormai arrestato,ed il conducente sporse la testa fuori dalla cabina rinforzata in cui si era rifugiato durante il duello. Pesanti placca di emergenza ruotarono nelle pareti esterne del discensore, sigillando lo squarcio soffocando quella poca luce che attraversava le vetrate. La stanza mobile piombò nel buio, ed un chiacchiericcio iniziò a diffondersi. "Cosa diamine è successo?" "...Milady Buvelle, ti dico. Ne sono certa..." "Quel maniaco si è suicidato!" "Il Piltie doveva essere toccato per gettarsi in quel modo...""Sapevo che non saremmo dovuti scendere! Persino l'Entresol è un covo di folli adesso!" Ignorò il rumore di sottofondo, concentrandosi sulla sua paziente. Gli occhi della piccola si aprirono, guardandola con sgomento. "Miss Sona? Cosa..." La musa si limitò a sorridere, comprensiva. Dietro i suoi occhi, pensieri nebulosi vorticavano irrequieti. _Devo averlo ferito, ma non gravemente. Ho interrotto la sinfonia troppo presto. Ma quella caduta..._ Oltre il vetro e le paratie d'acciaio c'erano solo il vuoto, l'affamato abisso che conduceva a Zaun. In qualunque altro caso, Sona avrebbe semplicemente accettato la morte dell'assassino, ma dopo averlo visto superare gli effetti devastanti dell'etwhal tramite la pura forza di volontà... Il discensore prese a salire, lontano dalla nebbia chimica e verso la luce, lontano dall'ormai quasi silente eco della traccia e verso il rassicurante ritmo di Piltover. Sona contemplò le sue opzioni: cercare di convincere il conducente a riprendere la discesa? Intessere un'altra illusione, sopire la sua mente e forzarlo ad obbedirle? _No,_ si rispose. Alcuni dei passeggeri erano chiaramente traumatizzati, e Sona non poteva metterli nuovamente in pericolo. La sinfonia era ormai finita, e le ferite si stavano rimarginando a vista d'occhio. La ragazzina aveva smesso di piangere. Sona le arruffò i capelli, come per scusarsi dell'esperienza che le aveva inflitto. _Deve essere ancora vivo, o avrei sentito la traccia spezzarsi._ Si rassegnò a prendere un altro discensore, nella speranza di trovarsi a Zaun prima dell'inevitabile arrivo del corpo di guardia. Ciò avrebbe guadagnato minuti preziosi per l'assassino, ma anche Sona aveva bisogno di tempo per riprendersi. Il prezzo dei suoi poteri l'avrebbe colpita presto. Sentiva già contorcersi ai limiti della sua coscienza le lunghe dita del dolore che aveva causato, tornato per tormentarla. _Emozione per emozione. Grido per grido._ Era riuscita a sopprimerlo nell'immediato momento, sia per l'adrenalina che per l'estasi della musica che l'aveva posseduta, ma non vi era modo di tenerlo a bada adesso. Si mise in piedi, in attesa dei brividi che ben conosceva. L'etwhal era già svanito, come se divertito dalla sua debolezza. _La mia musica non è mai stata un arma. Usarla in questo modo comporta conseguenze inevitabili._ Si strinse le spalle, mentre il freddo afferrava il suo cuore come un'artiglio fatto di ghiaccio e vetro. Sbuffando per lo sforzo, il discensore continuava la sua salita.
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