Campione, Storia e Racconto originali

Questo è il mio primo lavoro di questo tipo, quindi siate clementi. Se avete consigli li accetto con piacere. Ne pubblicherò altri quindi fate sapere se li volete. Vorrei sapere le vostre opinioni. SHANDRA LA VENDETTA DI ICHATIA Era al calore del focolare che Shandra ascoltava le storie di sua nonna, le storie del Vuoto, tanto diffuse ai piedi del Monte Targon. La sua preferita era da sempre quella della sua famiglia, di come le creature ultraterrene caddero dal cielo e della battaglia leggendaria che avvenne nel luogo d'origine dei suoi avi. Una storia incredibile, quasi una fantasia agli occhi della ragazzina, eppure c'era sempre qualcosa che le piaceva di quella favola. "Questo finale non mi piace! Perchè non lo cambi?" chiese la bambina, stufa del solito epilogo. "Cos'è che non ti soddisfa della mia storia?" risp0se la nonnina con tono dolce. "La nostra famiglia non scappa dal pericolo! Loro combattono e vincono!". "Vieni qui." disse pacatamente la nonna appoggiando la bambina sulle sue ginocchia. "La storia non si può cambiare, ma forse un giorno arriverà un eroe, anzi, un'eroina, che ci libererà tutti dall'incubo del Vuoto". Una scintilla si accese negli occhi della giovane che quella notte sognò per la prima volta le sue grandi imprese. "Bei tempi" pensava Shandra sotto la pioggia, del suo villaggio non rimaneva più niente dopo il banchetto del gigante del Vuoto. Di sua nonna non vi era nulla da seppellire. Un altro pasto, né il primo né l'ultimo. L unica cosa che rimaneva intatta era il monte, il cui popolo, nella sua indifferenza, viveva prospero. Alla vista dell' immensa montagna Shandra venne pervasa dallo sdegno e dalla rabbia, quasi a voler completare l'opera di distruzione di quei mostri. "Non c'è tempo per questo!" pensò "Prima di chi ci ha voltato le spalle, bisogna epurare quegli orrori! I Solari aspetteranno". Diradate le nuvole, i popoli della valle e del monte videro l'oscuro presagio, perché oltre la pioggia una magia densa di un nero innaturale oscurava il sole. Il monito era stato ricevuto. "La vendetta ha inizio". ALLA RADICE "Caro diario, il mio lungo viaggio è quasi giunto al termine. Mi sembra ieri di essere partita da Targon e ora sono qui, nella terra delle mie radici, Ichatia. A guidarmi ho avuto solo i racconti della nonna, ma alla fine ce l'ho fatta. La città è infestata dagli orrori, la maggior parte di piccola taglia. Non rappresentano un problema, dato che si tengono alla larga dalla scheggia del dente di Cho'Gath che porto al collo. Il viaggio è stato stancante e pericoloso come non avrei potuto immaginare. Il mio corpo è pieno di cicatrici e ognuna di esse mi ricorda come non morire nella mia battaglia. All'inizio è stata dura, ma ho imparato, prima a sfuggire, poi a combattere e infine a vincere. Ho perso moltissimo durante il cammino: la mia famiglia, la mia casa, la mia mano. Per adesso ho guadagnato solo un dente e la mia frusta, ma presto ci sarà una svolta. All'ingresso del tempio vi era raffigurato il mio avo, Arbokk l'evocatore. Non credo ci fosse un nome più maledetto dalla mia famiglia dopo la caduta della città. Dovrei odiarli per quello che hanno fatto, ma riesco sollo a compatirli, i poveri illusi che hanno contribuito a tutto questo. Cosa volevano fare? Cosa pensavano di fare? Ormai sono domande vuote." 1 "Caro diario, dopo l'ultima nota sono arrivata all'entrata della cupola, che secondo gli storici shurimani doveva essere il luogo d'origine del rituale. Nascosta nell'ombra era celata una creatura dalle dimensioni di un plotone demaciano, per fare un paragone. Ma i demaciani scapperebbero di fronte a cose simili. Io avrei fatto lo stesso, se ormai non ci fossi abituata. La bestia è stata abbattuta abbastanza facilmente, i mostri più grandi hanno lasciato la città da secoli o sono stati massacrati dagli ascesi durante la battaglia. Una volta entrata nella cupola vi ho trovato una grossa pozza di una sostanza melmosa nera come il Vuoto. Nei libri di alchimia lessi che si trattava del catalizzatore per l'evocazione del portale, fatto di una sostanza più pura del platino. Alcuni ricercatori del tempo la chiamavano runa e pare avesse una forma solida. Deve essere stato un rituale leggendario per ridurre un oggetto simile in questo stato. Ma sta di fatto che questo è l'obbiettivo del mio viaggio." 2 "Caro diario, è passato meno di un minuto dall'ultima nota, eppure è cambiato tutto. Ho lasciato cadere la frusta a terra per poter bere a piene mani la runa. Per un momento non sono stata più io, mi sentivo come loro, come una di loro. Ma è stato un momento. Ho mantenuto la mente fredda. Quel mago diceva che sarei dovuta morire nel fare una cosa simile. Sarà per la mia discendenza? Perché la runa avrà preso la magia del mio avo sciogliendosi? Eppure non sono morta, ora vedo! Vedo tutto ciò che ha vita intorno a me, sento l'essenza del vuoto che mi scorre dentro, ma non mi corrompe! La mia frusta si è trasformata in un tentacolo spinato fondendosi con il mio braccio. Mi sento più potente che mai. Caro diario, sei stato il mio unico amico da quando ho perso tutto. Caro diario, io qui ti lascio agli intrepidi che tenteranno la mia stessa impresa. La caccia è aperta." 3 Shandra è pensata per avere il seguente aspetto: Carnagione scura (origini shurimane) Cicatrici varie su tutto il corpo (a seguito degli attacchi dei mostri del Void) Cappelli neri lunghi lisci un po' mossi sulle punte raccolti dentro un cappello Tentacolo viola spinato attaccato al braccio destro (mano persa perché divorata da Cho'Gath nell'occasione in cui ha preso un suo dente) (il tentacolo arriva al polso e si espande a doppia spirale fino al gomito) Collana con lungo dente di Cho'Gath Vestiti chiaramente provenienti da diverse parti di Runeterra (ha viaggiato per tutta runeterra per le ricerche sul Void e essendo nullatenente ha dovuto arrangiarsi con i vestiti che rubava in giro, tra cui il cappello piratesco di Bildgewater) Occhi verdi con riflessi viola Void Meglio specificare che: I diritti di questo personaggio, delle storie, della descrizione fisica e del nome ad esse associato appartengono a me.
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