L'Eco della Guerra-Capitolo 4: Respiro profondo, balzo imminente.

_Precedente: [Capitolo 3](https://boards.euw.leagueoflegends.com/it/c/creazioni-della-community-it/4TNTkRPv-leco-della-guerra-capitolo-3-maschere-e-viandanti)_ _Successivo: [Capitolo 5](https://boards.euw.leagueoflegends.com/it/c/creazioni-della-community-it/RIFvEEjf-leco-della-guerra-capitolo-5-alba-scarlatta-sulla-collina-insanguinata)_ **_ {{champion:39}} **Irelia: Prigioni Sotterranee, Valia Yoni ** Un lungo, umido e silenzioso corridoio. Dozzine di celle vuote si estendevano ai lati. I sotterranei erano raramente affollati, spesso quasi deserti. Nell'intera ala una sola cella ospitava un sovversivo, rinchiuso nel buio e nel silenzio. La donna avanzò, seguita dalla compagnia fluttuante dell'esotica arma. Le lame erano irrequiete e si agitavano vorticosamente dietro di lei come uccelli colti di sorpresa dalla nuova stagione e lanciatisi in una frenetica migrazione. Con un gesto ordinò all'acciaio di placarsi, ricomponendo nella regalia alle sue spalle. Era arrivata a destinazione. Un lucchetto arrugginito sigillava la porta di legno spesso. Con un cigolio la fece scorrere, lasciando che la debole luce di una torcia attraversasse il buio. La cella conteneva un letto di paglia, un semplice lavatoio ed un uomo; inginocchiato ed incatenato alle braccia e alle mani, il volto spento per il lungo isolamento. Irelia scivolò all'interno, sigillando la porta dietro di sé. "Quale...onore." commentò Wakamoto, con voce arida e stanca. "Il capitano...delle guardie...in persona." "Mi hanno informata che ti sei rifiutato di mangiare." Il tono di Irelia era inflessibili, quasi monotono. Come sempre. "La mia nazione soffre. Ed il mio corpo soffre con essa.". Il Fabbro Kashuri parve ritrovare una parte del suo orgoglio, raddrizzandosi per fissarla negli occhi. Fece per dischiudere le labbra in un sorriso arrogante. "Ionia non soffre affatto" lo silenziò immediatamente. "La flotta Noxiana non è ancora giunta sulle nostre rive..." "Ancora." venne interrotta. "Quindi è in movimento. Se il mio avvertimento si è rivelato veritiero, perché sono ancora qui in catene?" "Sei stato imprigionato per aver terrorizzato il popolo, Kashuri. Non per..." "Il popolo, o il Consiglio?" Le lame fiorirono in una forma minacciosa , orbitando nell'aria tra il prigioniero ed Irelia. "Misura le tue parole, Primo Fabbro. Ci sono voci nel consiglio che ti vorrebbero morto." "Ma la tua non è tra queste." L'uomo aveva un certo ritmo nelle sue parole, come se stesse pronunciando un sermone. "No, ovviamente. Come può una donna che ha sanguinato, che ha messo la sua vita e la sua stessa anima a rischio, non vedere la minaccia incombente? In quel branco di folli..." "Rispetto, Kashuri." "...degli Anziani tu e Lady Karma siete le uniche ad aver combattuto nelle prime linee, ad aver assaporato in prima persona l'orrore dell'invasione. Le uniche a comprendere quanto sia fondamentale essere pronti al loro ritorno." Questo era vero. Le discussioni erano state lunghe e poco fruttuose. La fazione principale del Consiglio degli Anziani non aveva nemmeno voluto intrattenere l'idea di una possibile seconda invasione finché le notizie non si erano fatte troppo costanti e troppo preoccupanti per essere ignorate. La Flotta da Guerra aveva ormai superato Bilgewater, diretta a sud per sfruttare le correnti. I preparativi erano in movimento, troppo pochi e troppo tardi. "Quindi, Lady Irelia. Capitano della Guardia, ultima erede dello stile Hiten. Almeno tu, hai udito il mio messaggio." "Non fraintendere la tua situazione, Wakamoto Kashuri. Ci sono altri crimini di cui sei accusato, ben più gravi della tua esibizione allo Tsagaan." Per la prima volta nella conversazione, l'uomo parve preso contropiede; una goccia di sudore emerse dalla sua fronte, scivolando sul volto e poi sul freddo pavimento. "Per esempio, avere organizzato l'evasione del Demone Dorato. Nonché avergli fornito armi, mezzi ed un passaggio per Piltover. Sei complice di ogni atrocità che quel mostro ha commesso nelle Città Gemelle, Wakamoto. Crimini che non verranno facilmente dimenticati." "Tutto ciò che ho fatto..." "E' stato parte di un perverso desiderio di proteggere Ionia. Non lo metto in dubbio, Primo Fabbro. Non veniamo giudicati in base alle nostre intenzioni, ma alle nostre azioni. E ciò che hai fatto, indipendentemente dal suo scopo, è imperdonabile." Irelia si voltò, schiudendo la porta abbastanza da illuminare pienamente la cella. Come sembrava fragile adesso il predicatore, sulla lurida pietra. "Il Consiglio pondererà a fondo il tuo fato. Fino alla decisione ti invito ad interrompere il tuo digiuno, se non desideri morire in questa buia cella." Silenzio. La donna abbandonò lo stanzino, con la stessa fredda compostezza con cui vi era entrata. Soltanto un sussurro scivolò attraverso il sottile spazio sotto la porta, quasi troppo debole per essere udito. "...possiamo vincere, questa volta. Possiamo..." Irelia lo ignorò, marciando con cadenza militare lungo il corridoio, verso la luce. **_ **{{champion:55}} Katarina: Cantina, _Lucertola Rossa_, Ionia Meridionale.** "Hai idea di quanto sia stato difficile trascinarti qui?", in un dialetto sud-Ioniano strascicato e a malapena comprensibile. Ovviamente il suo ospite non poteva rispondere, a causa del bavaglio improvvisato che Katarina gli aveva cacciato in gola mentre era svenuto. Tuttavia c'era una certa tradizione in ciò che stava per fare, e sentiva il bisogno di stabilire un dialogo, per quanto vano sembrasse. Dopo le settimane che aveva passato per tracciarlo, quel minimo di svago era appropriato. "Per essere una spia pesi decisamente troppo, amico mio. Ma forse quello è parte della copertura. Difficile sospettare del grassone mezzo ubriaco, dalla faccia gioviale e la voce infantile. Uhm. In quel caso, mi congratulo per la lungimiranza." Gettò via il panno che aveva usato per pulire la daga. Era un atto inutile considerato che l'avrebbe sporcata ben presto, ma certe abitudini erano ingranate a fondo. Suo padre le aveva insegnato a prendersi cura ineccepibile dei suoi strumenti. Come un'artista. "Ora, lascia che ti riveli un segreto. All'inizio, tutti resistono alla tortura. Persino i più insignificanti individui trovano un briciolo di orgoglio per opporsi, e le prime tre o quattro risposte che danno sono stronzate." Trascinò uno sgabello davanti alla sua vittima. Legato ed imbavagliato ad un tavolo sembrava quasi un maialino, ben allevato e pronto per il macello. _Similitudine eccellente._ "Vedi, sono una persona paziente. Devi esserlo, quando lavori nel mio campo. Ma la mia missione è particolarmente delicata e non ho né il tempo né l'umore necessario per ascoltare il tuo slancio di patriottismo suicida. Quindi, lascia che ti spieghi ciò che ho intenzione di fare..." La avevano definito una sadica, molti anni prima. Katarina aveva combattuto quella definizione, cercando di seppellirla nel pozzo dei suoi ricordi, ma era stato inutile: la parola la aveva perseguitata come un marchio a fuoco, inciso nella sua carne, uccisione dopo uccisione. Al termine di ogni missione, di ogni vittima lasciata sgozzata per la gloria di Noxus, si era sempre chiesta se avessero ragione, se quel blasfemo brivido non fosse di piacere. Ed infine lo aveva accettato. Era parte di lei, una parte oscena e corrotta ma non per questo meno reale, meno significativa. Giocherellando con la daga, vide i due riflessi così diversi: il terrore del torturato, e l'anticipazione della macellaia. _Sadica? E sia. Ma anche questo orrore serve la mia causa. Cosa importa se lo trovo piacevole?_ Fece scorrere il coltello tra il tavolo e la carne, sfiorando appena l'interno coscia. "Inizierò con qualcosa di istantaneo, probabilmente un affondo netto alla gamba. Tanto per svegliare i..."biascicò un istante, cercando la parola nella lingua stupidamente complessa del continente orientale. "centri del dolore, ecco. Poi passerò alla scorticatura. Piccole fasce di pelle, separate dalla carne come la buccia di una banana, lasciando i muscoli sottostanti nudi e vulnerabili. Lo hanno paragonato al sentirsi bruciare dall'interno, senza poter fare nulla per placare il fuoco. Non continuerò a lungo, probabilmente una gamba o un braccio solamente. A questo punto passerò alle unghie e alle dita, e ti assicurò che sarà molto, molto peggiore. Ma prima ti toglierò quel bavaglio, e ti darò un'occasione, una singola occasione, per fermare la mia daga. Piangendo e gemendo mi dirai esattamente chi è stato ad assumerti, come hai fatto ad infiltrarti a Piltover a scappare fin qui, e soprattutto cosa pensavate di ottenere provocando questa guerra." Alzò l'arma in alto, lasciando che come una ghigliottina fluttuante danzasse all'altezza delle sue ginocchia. Riprese a parlare, accelerando pian piano il ritmo delle sue parole, la voce melliflua ed eccitata."Se sprecherai quest'occasione sarò contrariata, ed inizierò a lavorare su altre parti del corpo. Hai mai visto un uomo a cui sono state tagliate le palpebre? O a cui è stata aperta la cassa toracica e trascinati i polmoni all'esterno? Dalle parti di Bilgewater c'è una vecchia pratica, chiamata incisione delle ossa. Non ho gli strumenti adatti per quella, ma sono certa che possiamo improvvisare. Sarebbe un'esperienza unica, ma come ho già detto è una missione di una certa delicatezza e preferirei sbrigarmi in fretta." Rallentò la daga, fermandola a mezz'aria. "Sono stata chiara? Perfetto. Possiamo cominciare." E' piombò giù, attraverso la carne, inchiodando la gamba sinistra dell'uomo al tavolo. Da lì in poi vi furono solo grida. **_ **{{champion:122}} Darius: _Nave-Fortezza Leviathan II_, Ammiraglia della Flotta da Guerra di Noxus, diretta a Ionia.** "Arriva il Generale! Fate largo!" Una scala di corda venne gettata oltre il bordo, raggiungendo la sua lancia. Darius la scalò rapidamente, affrontando il gelo notturno del mare aperto ed il vento che infuriava intorno a lui. Rifiutando la mano tesa di uno dei marinai si issò sul ponte, respirando a fondo. Intorno a lui, una schiera di soldati in armatura leggera era congelata in un saluto militare. "Riposo." rispose, ricambiando il saluto. L'equipaggio era giovane e sbarbato: Swain aveva trasferito quasi tutti i veterani sulle navi d'assalto, lasciando i novellini nei gruppi di rinforzo. Per quanto Darius avesse apprezzato quella scelta, vedere un branco di lattanti alla loro prima campagna sull'orgoglio della flotta noxiana era semplicemente sbagliato. "Tu." grugnì, puntando un dito corazzato verso il più vicino. "Appartieni al turno di guardia?" "No, Generale." _Almeno non balbetta._ "Fammi strada. Il Gran Generale ha chiesto di vedermi." Guidato dalla recluta attraversò lo sconfinato ponte della Leviathan. L'ammiraglia ed altre quattro Navi-Fortezza formavano la spina dorsale della flotta, tenendo ancorate a loro le altre navi durante la pausa notturna come addestratori con cani al guinzaglio. Ma anche tra le sue sorelle la Leviathan svettava mostruosa, superandole di quasi trenta metri da poppa a prua. Un capolavoro di ingegneria bellica. Un arma degna di conquistare il mondo. Arrivò al castelletto fortificato e il soldato si fece da parte, lasciandolo con i due Scitarii di guardia. Un breve scambio di sguardi sotto la luce vibrante delle lanterne bastò ad identificarlo, e si scostarono aprendo la porta in ferro. L'interno era sorprendentemente ben illuminato da una coppia di lampade chimiche, souvenir da Zaun. Nella stanza, Jericho Swain stava discutendo di qualcosa a bassa voce con una donna vestita oscenamente, che rispondeva con voce cristallina. Beatrice, il corvo del Gran Generale, prese a gracchiare come per segnalare il suo arrivo e la conversazione cessò. "Generale dell'Avanguardia, ben arrivato sulla Leviathan." Darius divaricò leggermente i piedi e portò un pugno al petto. "Magnifica come sempre." "Riposo, Darius." Abbassò il pugno ma mantenne la postura, spostando uno sguardo severo sulla matrona. Il suo coinvolgimento in quella operazione era fin troppo profondo per i suoi gusti. Darius normalmente apprezzava l'uso dei maghi in combattimento, per quanto li considerasse sopravvalutati; ma questa particolare strega era un un caso a parte. Swain sembrò seguire il suo ragionamento. "Lady LeBlanc, possiamo continuare domani." Lei si alzò, con un sorriso talmente innaturalmente perfetto da sembrare in qualche modo più minaccioso di un espressione di rabbia. "Certamente, Jericho. Lascerò te e il Generale dell'Avanguardia ai dettagli." Scivolà verso il muro, dissolvendosi come un'onda sulla spiaggia. Darius si chiese dove fosse in quel momento, lontana dalle sue illusioni. Si avvicinò al tavolo e notò la grande mappa nautica che lo occupava quasi completamente. Su di essa, una flotta in miniatura - cinque modellini per rappresentarne centocinquanta- avanzava giorno dopo giorno verso la sagoma di Ionia, sempre più vicina. "Manca poco." commentò. "Una settimana, con il vento a favore." "Ed il vento è a favore." rispose Swain, compiaciuto. "E' giunto il momento di discutere lo sbarco." "Aye." Come Generale dell'Avanguardia, spettava a lui elaborare il piano d'assalto diretto. Aveva speso quasi un mese a tracciare esattamente una linea d'azione capace di portare sulla spiaggia il maggior numero possibile di truppe incolume. Il tutto era stato vagliato dagli strateghi e dal Gran Generale in persona prima del viaggio, limando i dettagli fino all'inverosimile. Questo era l'ultimo rituale, la revisione che in varie campagne avevano eseguito insieme alla vigilia della battaglia. "Baia di Kaguno." Cominciò con tono meccanico, scandendo le sillabe ed indicando una curva concava sulla mappa. " La flotta passerà il capo di prima mattina, tempo permettendo, facendo sbarcare l'avanguardia..." Swain completò la frase. "...e allontanandosi per affrontare la marina Ioniana, fornendo copertura con un pesante bombardamento." Mosse le miniature lungo il litorale, descrivendone il percorso. "Una volta iniziato l'ingaggio, la Nave-Fortezza Atranas giungerà a riva, costringendo l'eventuale resistenza a ritirarsi o venire schiacciati tra l'avanguardia ed essa." _Ambizioso, ma efficace._ Il piano avrebbe messo l'Atranas a rischio, ma avrebbe protetto il grosso delle sue truppe. Swain aveva accettato il possibile sacrificio di uno dei titani galleggianti per assicurarsi una testa di ponte sulla riva Ioniana. "Desidero modificare leggermente il piano." _Adesso?_ "Le truppe hanno già effettuato le esercitazioni, Swain. Alterare qualcosa ora..."iniziò, infastidito. Venne quasi immediatamente interrotto. "Non riguarda la tua avanguardia. Soltanto la flotta." Darius sollevò un sopracciglio, ponendo un interrogativo silenzioso. "Non sarà soltanto l'Atranas a guidare la carica, ma tutte e cinque le Navi-Fortezza." _Tutte e...cosa?_ "Travolgeremo l'intera baia. Miss du Coteau ha notificato nella sua ultima missiva che la milizia è presente, ma non organizzata. Con un assalto di queste proporzioni, causeremo una rotta prima che possano organizzarsi. Potrebbero sperare di affrontarne una, magari persino affondarla prima che tocchi terra. Cinque? Non avranno né la disciplina né i mezzi per fermare un'avanzata simile. Un comandante competente suonerebbe la ritirata." _Mettere a rischio l'intera flotta, l'intera invasione, per spezzare il loro morale il primo giorno. Ambizioso._ Quel piano era folle, ovviamente, ma possedeva una certa splendida aggressione. Era un concetto che Darius conosceva bene: una singola dimostrazione di pura violenza e forza poteva porre fine ad uno scontro in pochi istanti, mostrando all'avversario l'assurdità della sua opposizione. Questo era il motivo per cui aveva scelto, anni prima, di fidarsi di Jericho Swain. Dentro il corpo invecchiato dello stratega batteva il cuore di un guerriero affine. "Ci saranno maghi, nelle loro fila." dovette commentare. "Forse persino un elementalista. La magia scorre potente a Ionia. Potrebbero tentare qualcosa." Swain sorrise e mosse una mano verso il corvo, che prese a beccare disinteressata. "All'avanguardia spetta il compito di eliminarli o rallentarli abbastanza da permettere lo sbarco. Potrebbe..." "Se ne occuperanno i miei uomini, dunque." Nella sua avanguardia, scelta tra i veterani di numerose campagna, Darius aveva fiducia assoluta. La Mano di Noxus li aveva guidati attraverso assedi, imboscate, scontri aperti ed un infinità di campi di battaglia. Non avrebbero fallito. "Magnifico, dunque. Come ho già detto, il vostro ruolo a terra è sostanzialmente invariato. Gli ammiragli completeranno i preparativi per il piano modificato a breve, e raggiungeremo la costa entro la Luna Nuova." Nel silenzio, i due uomini si scambiarono uno sguardo, e l'aria si riempì di una muta, schiacciante determinazione. Non vi era bisogno di altre parole, di vuote frasi e di fragili promesse. Il tempo per quelle era passato, e l'era dei tamburi aveva avuto inizio. Noxus, oltre l'oceano buio, attendeva con occhi bramanti, affamata. Non restava che affondare le zanne nella preda, e scagliare l'intera forza militare dell'Impero contro quel nemico elusivo. "Se questo è tutto, preferirei tornare alla _Malleus_. I capitani devono essere comunque informati." concluse. "Certamente. Oh, soltanto una cosa..."la tensione nella stanza era scomparsa, e Swain si distese nella sedia, una sfumatura di ilarità sul viso. "Porta a tuo fratello i miei complimenti." _Maledizione._ "Organizzare una nave-bordello per un viaggio così lungo è un impresa. Non posso fare a meno di apprezzarne la logistica, e come è riuscito a convincere l'ammiraglio a..."
Condividi
Segnala come:
Offensivo Spam Molestie Forum errato
cancella