La Divina Tragedia

Canto I Nel mezzo d'un giorno calmo e tristo, mi ritrovai per una gran sciagura sentendomi davvero molto mesto. Invero in me era la paura che l'annoiar m'uccise, ma mai pensai di far la suprema scelta oscura: Di giocar lo gioco che i'so che tu sai e primeggiar in quel diletto matto che su tutti facea di male assai. Elettro lo svago è così fatto, poiché sol per via de l'eter si puode convenir a lui per sì tratto ratto. Allor varcai la porta sanza lode mantenendo li miei spiriti calmi pur s'avea fama peggiore d'Erode Poscia che io potei d'attorno volmi, altre figure giunsero in fretta, d'intorno porsero gli spazi colmi. Disposesi a la foggia perfetta di tale maestosa figura curva che Giotto fé con sua sol mano retta. In lor nacque di fama sì gran ferva che mesti loro cuor furon d'un tratto; di pugnar n'avea più alcun riserva. Due rocche s'ergean con magno aspetto, divise da tre sentier ch'io vedette magni serpeggiar per sopra e sotto. D'attorno d'este vie lisce e rette v'eran arbusti imperturbabili che si spandea a macchie molto fitte. E quale peccator da li suoi simili diviso è per quella terra bassa por pena unica per classi vili, così esta mala landa è scissa d'un fiume suivi regna il Tano; da tale dolo mente viene scossa. Lungo le strade a scopo non vano tre file di torrion fan la lor mostra che al rio debbono fermar la mano. Al principio de la infame giostra ciascun de maghi, anch'io in lor gruppo scelse un campione e fecei mostra; Iniziai poi a guardar tal malloppo ché io conoscessi in modo serio il grado del lor mentale sviluppo: Dunque vidi il gran barone Dario, che ascia letale e terribile portava seco qual mortal augurio; A combatter era assai abile e sfidava in duello mortale Gareno in lotta sì mirabile. Ed a lato del sentiero centrale ecco andare lenta tra la malva una serpe ch'avea spira mortale. Di esplorar li sentier de la selva s'offerse Yi lo maestro di spada, che nulla teme omo sia o belva. Varus era l'arcer de la masnada, ed elli andò per lo sentier da basso, ed io m'offersi d'essere la sua bada. Col campion Treso gli andai appresso, demone de lo più basso inferno, con cui molti stravolsi assai spesso. Allor guatando li eroi d'intorno et giudicando forte lor prestanza nacquimi il pensiero a l'interno che potevam di loro far mattanza si per noi era abbastanza svegli e non ci si perdea in deficenza. Ratto lo grand arbitro a noi disse con voce alta, tonante e forte che quasi l'orecchio duro m'afflisse: <<Bevenuti sii>> con parol distorte, che del dolce suono nostro erano tanto prive qual di vita è morte. Alle armi tutti posea la mano, ognun mosso da forze adeguate, per pugnare fino al corpo sano. Grandi battaglie, pessime giocate si susseguiron ratte l'un poi l'altra senza mai esser da niuno fermate. Finché ratto uscì da la selva atra Yi lo Maestro e Garon percosse, veloce per lama ecco lo sventra. E il Dario a lui con ira disse: <<Ahimé, per Dio, maledetto beote! Quello era mio! Cancro ti cogliesse!>>. Come Dante sentì dolenti note quand'anche nel Secondo ridiscese sì che fie d'amor non fur più ignote, Così da quì cazzate saran rese di cui vi dirò una volta sola, ché pensarle è gravoso arnese. Poscia che Dario proferì parola, il Maestro lui subito rivolse orribil favella in lingua fola, tal che fulmine sbigotto mi colse, ma subentrò subito altra fase giacché il pavento mai mi sconvolse. Santa e giusta ira mi invase per cotal infernal scemo bagascio che destino rivuol per la sua base. <<Scaldarti non provar nello tuo piscio. Diss'io al franco con un solo fiato: <<Non ti provare altro artificio>>. Poscia ch'ebbe con altro sproloquiato in tal favella empia e blasfema la mia pazienza ebbe poi colmato. E tal nausea mi fece quello schema che dissi "ti segnalo" al maiale, non curandomi più d'altro patema. Lo furor del franco porco fu tale che trasgredì il suo primo impegno volendoci vinti al gran finale. Quinci compì invero tal disegno, ei portanci a ruinosa disfatta sì che al sol pensar salmi lo sdegno. Pur in tale condizione abbietta dolce e pio è lo pensiero, direi, che al levar da questa valle gretta non v'è destino buono per questi rei perché troppi peccati essi fanno ché Minòs matto poi dia:<<Io non saprei!>>.
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