Thinking Like a Pro - Come Amare la Sconfitta

Ci siamo passati tutti. Lane persa pesantemente, compagni di squadra che feedano o che peggio ancora ragequittano, flame e tilting generale, frustrazione, un senso di rabbia sorda, il rifiuto del gioco e la promessa di disinstallarlo. Perdiamo 2, 3, 5 game di fila, e ci sembra che sia la fine del mondo. Quello che dovrebbe essere un passatempo, un momento di svago con gli amici, si rivela una punizione psicologica. Ma se vi dicessi che non solo è possibile sopportare tutte queste emozioni negative, ma addirittura arrivare ad amare le sconfitte tanto quanto le vittorie? Detta così pare tanto una di quelle pubblicità “How to enlarge your penis with this 5 tricks”, lo ammetto. Vediamo di partire con un semplice ragionamento: per quanto bravi possiamo essere, bene o male la metà delle nostre partite saranno pur sempre delle sconfitte. Da ciò non si può scappare; è la semplice natura del matchmaking e del gioco competitivo. Perdere è l'essenza integrante dello sfidare sé stessi e gli altri. Non sarebbe logico quindi cercare di apprezzare LoL in senso assoluto, a prescindere dal risultato, e non esclusivamente come una rincorsa frenetica alla vittoria? Quello che bisogna attuare è un difficilissimo, ma fondamentale switch di mentalità. Se vi dicessi che i nostri compagni di squadra in SoloQ in realtà sono anch'essi nostri nemici? In fin dei conti, una partita in SoloQ vede noi stessi giocare con altri 9 sconosciuti; è solo una formalità che 4 di essi condividano il nostro stesso colore. Ragionateci: quante volte siete morti perché avete seguito il vostro jungler in pazzie suicide? Quante volte la premade botlane ha spento il cervello mentre nella vostra jungla imperversavano fight su fight? E quante volte il vostro midlaner o toplaner ha lockato deliberatamente un champion già counterpickato dal suo avversario, sfoggiando la peggio mainanza? “Non riuscirò mai a vincere con degli incapaci di questo calibro nel mio team”. Frase pronunciata almeno una volta da qualsiasi giocatore di LoL nel mondo. C'è chi arriva a pensarlo addirittura ogni giorno, causando non solo un'influenza negativa alla propria performance di gioco, ma provocando dei danni concreti alla propria psiche. Ma la verità è proprio questa: non vincerete mai con persone del genere nel vostro team. E allora perché crucciarsi? Perché spendere energie mentali su qualcosa in cui non abbiamo alcun tipo di controllo? Perché la nostra felicità ed il nostro divertimento dovrebbero dipendere da persone su cui la nostra influenza è estremamente limitata o del tutto assente? E ciò, badate bene, vale anche per le DuoQ e le partite con gli amici. Solo perché conosciamo una persona da tempo e ci stiamo parlando tramite una chat vocale, ciò non la renderà di certo immune al tilting ed alle cattive performance. Anzi; spesso il coinvolgimento emotivo causato dal legame di amicizia ci toglie focus mentale, a causa di una pressione psicologica maggiore che nel giocare con completi sconosciuti. Bisogna soffermarsi su una cosa. Vittoria e sconfitta, snowballing e feeding, compagni di team eccelsi od incapaci, sono delle semplici variabili. Numeri effimeri che cambiano da partita a partita, senza che non possiamo farci nulla. E allora qual è l'unica sicurezza? NOI STESSI. La nostra performance. La nostra abilità. Le nostre meccaniche ed il nostro decision making. La nostra capacità di giocare bene, in modo indipendente dalle sorti della partita. Al che viene naturale chiedersi: “Ma come faccio a giocare bene se i miei team mates sono dei senza mani?”. Attenzione: giocare bene significa giocare al massimo delle nostre possibilità in maniera del tutto indipendente dai nostri compagni di squadra, tenendo sempre a mente che essi possono essere sia un aiuto che un impedimento. E' per questo che affermo che i compagni di squadra siano dei nemici tanto quanto i vostri avversari. E in quanto avversari, bisogna prevedere ogni loro mossa, il loro potenziale di play in base al farm ed alla build, la loro performance in base allo score ed al tipo di influenza che esercitano nella comunicazione in chat. Ed è qui la chiave di volta: se si riesce ad entrare in quest'ottica, in cui siamo noi e solo noi a doverci confrontare con altri 9 avversari, si è in grado di trovare l'appagamento emotivo non più nella vittoria, ma negli obbiettivi personali. Puntare ad avere un KDA maggiore di 4, ad esempio. O avere il farm maggiore del game. O ancora puntare al dominio totale delle meccaniche, facendo più outplay possibili. Tutte focalizzazioni a cui possiamo tendere a prescindere dal risultato, sia che si vinca che si perda. E ciò vale sia nell'ottica del divertimento che in quello della scalata all'ELO. Giocare attivamente e con un'obbiettivo personale assoluto ci porta a capire ed apprezzare il gioco nella sua interezza, il che ci porta ad incrementare la nostra abilità, il che infine ci procura un senso di benessere maggiore e costante, e via daccapo. Il risultato? Un incremento sul lungo termine del nostro MMR e sessioni di gioco molto più serene. E' questo uno degli aspetti più importanti di un giocatore professionista. La capacità di recepire il massimo da ogni game, lasciando perdere ogni ragionamento sull'ELO e non scaricando responsabilità sui compagni di squadra. Noi siamo l'unica costante, l'unico pilastro su cui fare affidamento. Il resto sono solo variabili incontrollabili. Se fondiamo la nostra felicità su di esse, saremo sempre in balia della sorte. Ma se se impariamo a farla nascere da noi stessi, da degli obbiettivi personali validi a prescindere dalle influenze esterne, ogni sconfitta sarà bella quanto una vittoria. -PinoCrodino https://www.facebook.com/LoL.PinoCrodino/
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